Indicazioni ed esecuzione della biopsia renale percutanea

Abstract

La biopsia renale è ormai universalmente riconosciuta come strumento fondamentale nella “gestione” delle nefropatie.

Basti pensare che la diagnosi istologica risulta essere differente rispetto a quella clinica in circa la metà dei pazienti biopsiati con conseguente modifica dell’ approccio terapeutico in circa un terzo dei casi.

Questa procedura fornisce quindi, in realtà, informazioni utili non solo per la diagnosi, ma anche per la scelta terapeutica, la prognosi e contribuisce alla comprensione dei meccanismi patogenetici responsabili di molte nefropatie.

Sul piano clinico, la conseguenza diretta di una corretta e tempestiva  identificazione della nefropatia è soprattutto la possibilità di agire prima che sia raggiunto il punto di non ritorno, nelle fasi precoci della malattia, quando cioè è  ancora possibile la regressione del meccanismo patogenetico iniziale e la remissione o addirittura la guarigione della nefropatia stessa.  Al contrario, è chiaro che uno scarso utilizzo della biopsia renale condiziona un approccio tardivo e aspecifico, che si limita ad una nefroprotezione “generica”, svincolata dalla causa iiziale di danno renale.

In ogni caso, si tratta di una manovra invasiva, non scevra di complicanze, che deve essere necessariamente supportata da una corretta selezione e preparazione dei pazienti, da una adeguata metodologia di intervento, da una corretta tecnica di processazione e di valutazione istologica, con tutte le metodiche attualmente disponibili, oltre che da una stretta collaborazione anatomo-clinica.

Scopo di questa procedura è quello di ottimizzare l’approccio alla biopsia renale in modo da ottenere le maggiori e più aggiornate informazioni possibili per il paziente affetto da nefropatia.

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